• notturni
  • Prefazione
  • a
  • "NOTTURNI"
  • (AUTORI VARI, Settimo SIgillo, 2016)
  • di
  • Sandro Giovannini

 

 

  • Se è vero che la vera fede incontrastata “...al cui interno cresce l’intera storia dell’Occidente”  (come dice un nostro importante filosofo) è il divenire, non in qualità di un solo trascorrere o trapassare da uno stato all’altro, ma un divenire che neghi implicitamente (o che sembri negare implicitamente, e quindi ontologicamente), in quanto sovrasti, domini ed inibisca, ogni realtà eterna, immutabile, divina, allora siamo ancora ad una lettura dicotomica della notte e del giorno.
  • Essa (questa lettura dicotomica), oltre essere onusta d’errori ed orrori, è anche una dimensione sostanzialmente antidialettica, anche se molto familiare.  Se gli opposti sono fermi nella loro assietà inderogabile, simili alle stelle fisse dell’universo costruito come una teoria stabile e non come una teoria anch’essa in divenire, probabilmente anche la nostra postura caratteriale sarà influenzata da una scelta inequivoca.
  • La direzionalità nel tempo e nello spazio, univoca, almeno per come noi tendenzialmente (accompagnandola... subendola) la interpretiamo, non ci permette molte opzioni:  la realtà, l’interpretazione, o si muovono in un campo dialettico o tendono a sopraffarsi vicendevolmente, perdendosi per le reciproche tangenti...  Cosa tendo a dire?  Forse che se si sceglie un campo dialettico, ovvero un campo ove notte e giornorealtà ed interpretazione, si diano un sostanziale cambio, una sorta di trasmutazione di sostanza e di forma (nel passaggio muovente e smarcante del fluido e nella pietra fissante e culminante dell’arco), forse si rischierebbe meno in errori ed orrori? No. La storia dell’uomo pleromatico e di quello dialettico (tutta approssimazione... intendiamoci...), ci offre ben dimostrazione del contrario.  Ma almeno rischiamo di non assumere (in linea di teoresi... anche se questo è poco simpatico al filosofo) la spocchia di colui che la sa lunga, illudendosi ed illudendo... E nello stesso tempo sappiamo tutti che le grandi/anime erano, pure, anime/semplici...  
  • I gialli notturni, non solo quindi gialli di poliziesco ma proprio gialli di colore, ovvero il giorno dentro la notte, il giallo del giorno conficcato nella notte come il nero della notte è conficcato nel giorno, potrebbero essere, allora, la cifra glocal di questi racconti, ben diversi tra loro e ben imprevedibili come a noi piace pensarli, ma proiettati ad un di più di vita, comunque lo si attenda, speri e creda... questo proprio perché una sana dialettica, ci riduce paradossalmente a più miti consigli mentre ci avvita su una verticale e cosmica spirale... così come precipitando (a livello del terreno), la brina del mattino accanto alla tenda (subita o voluta), afferra e consuma, nella sua gelida e vibrante chiarità, di luce su luce, una notte (che non è) mai finita...