• La parola a Ezra Pound 
  • di Miro Renzaglia

    • Miro Renzaglia La parola a Ezra Pound
  • Indice:
  • Nota dell’autore
     
    Avvertenza
     
    La parola a Ezra Pound
    Perché Pound ci parla ancora? 
     
    Altre maschere d’autore
    (in rigoroso ordine alfabetico):
     
    Fulvio Abbate.  Un poeta monolocale
    Lucio Battisti.  Tutta un’altra musica (e testi)
    Carmelo Bene.  “Lei è morto... e io non parlo con i morti”
    Enrico Berlinguer.  L’anticomunista.
    Nicola Bombacci.  L’apostolo della socializzazione
    Albert Camus.  Se per assurdo la vita avesse senso.
    Lewis Carrol.  O del “sillygismo
    Louis-Ferdinand Céline.  Come non lo avete mai letto.
    Quell’anarchico di Céline, quel fascista di Hemingway.
    Bettino Craxi.  Sigonella: ultimo sussulto di sovranità nazionale.
    Guy Debord.  Dalla società dello spettacolo alla società dello psicodramma
    Diabolik.  Il nichilista
    Julius Evola.  Ovvero: “Io, cioè: chi?”
    Elvio Fachinelli.  Chi ha paura del desiderio dissidente?
    Gianfranco Fini.  Chi di governabilità ferisce di governabilità perisce. 
    Ennio Flaiano.  Tempo di uccidere
    Carlo Michelstaedter.  Ovvero: niente di sicuro
    Eugenio Montale.  Con un fischio, non con una preghiera.
    Indro Montanelli.  Il conformista.
    Jim Morrison.  La lucertola brucia ancora
    Elio Pagliarani.  Non avrebbe vinto Sanremo. 
    Pier Paolo Pasolini.  Il reazionario rosso
    Antonio Pennacchi.  L’intervista impossibile autorizzata da lui stesso medesimo
    Ettore Petrolini.  Un poeta.
    Berto Ricci.  “Perché ero di idee contrarie.”
    Max Stirner.  L’unico e la sua proprietà
    Dante Virgili. La distruzione.

  • ***

  •  Nota
  • di
  • Sandro Giovannini

 

Non credo di averlo letto tutto di un fiato perché è libro d’amico di vecchia data...  Al di là del per me naturale interesse per un testo che non sia la solita sciarada d’opinioni più o meno prevedibili, sia pur paludate d’apparati di senso ben costruiti, si tratta di materia viva e sonante all’orecchio di chi è ancora vigile.  Certo è tenuta al guinzaglio corto da un’anima forte che non chiede convenienze d’ingresso e pertanto potrebbe apparire persino incauta, a volte, ed a volte persino sconcertante.  Ma ciò che conta è l’essenza del dire, coordinata al confronto con testi e contesti.  E qui il suo procedere è molto più profondo e più serio di ciò che potrebbe dedursi da un’apparente facilità che è invece prodotto finale e non leccatura giornalistica.  Ognuno dei testi mi è piaciuto per ragioni diverse e persino contraddittorie, sempre comunque con una capacità di sintesi notevole... e  “tra il niente di sicuro” del Carlo M., ed “il tempo di uccidere” di Ennio F., s’insinuano mille ragioni sottili, suggestive ma più che ragionevoli, oltre le mille obiezioni sempre possibili, ma mai rivolgibili all’essenza della parola.  Che dice quello che vuole dire, potendolo dire per perfetta autoreferenzialità, senza riguardi per nessuno.  “Perché ero di idee contrarie”... dirà qualcuno...  giustissimo... magari quel qualcuno che pur (per)segue Diabolik fino al suo punto d’interna totale corrispondenza al mondo nichilisticamente avver(s)ato, ma non lo condividerà mai per una potente seppur inattuale sensibilità ciclica, ma non per questo non saprà apprezzare grandemente l’ormai indubitabile radiografia di uno sfacelo, necessariamente tratteggiata con ruvida mano di poeta e non con levigata mano di funzionario...