• autocoltello
  • Un
  • inarrestabile impulso
  • al suicidio
  • di
  • Sandro Giovannini
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La crisi dello spirito europeo accelera in modo evidente. Una gran parte della popolazione, lavorata da decenni di paideia sovversiva ha sostanzialmente accettato uno stile di vita convulso, rivoltato e sghembo, purché gli potesse apparire crescentemente comodo ed irresponsabile. Persino in una situazione ormai per troppi di montante degrado di quell’ammiccante ed ipocrita modello si ascolta comprensibilmente ogni sirena divergente e si segue ogni illusione sostitutoria apparecchiata direttamente od indirettamente dal sistema, pur di non doversi trovare tragicamente con le spalle al muro e di fronte ad una scelta senza scampo.

Non stupisce certo che chi festeggia la propria insignificanza, la propria progressiva scomparizione, la propria finale nullificazione, accusi con ottusità ideologica chi cerca di rimetterlo sulla giusta via, di reazionarismo, di apocalitticità, di complottismo, di grezzo populismo, di volgari istinti, di fascismo, mali assoluti del mondo. Non ci sarà mai un processo logico o sociale, per quanto veritiero od anche duramente pressante adatto a cambiare la sua ormai del tutto corrotta visione del mondo, se non un’autentica tragedia epocale, che vorremmo cordialmente augurargli, se non fosse che ne saremmo noi stessi disgraziatamente coinvolti.

  • Ciò che ci stupisce è vedere che troppi, che un volta si autodefinivano consapevoli di tale clinamen (comunque ben leggibile e da noi anticipato da decenni) e che si autorappresentavano come lottatori in controtendenza, siano ormai felicemente arresi, sia pur con mille sotterfugi, arzigogolii e presunzioni, alla corrente.
  • Avvicinandosi sempre più il redde rationem appaiono proprio risibili non tanto o non solo i moltiplicati a dismisura belati muschiosi del gregge della sinistra priva ormai di ogni ragione storica ed avvoltolata maggiormente nella falsa rappresentazione dei propri perlopiù deviati diritti, utili per i veri bassi ventri e per evitare sommamente l’ora inevitabile del declino, quanto molti ex-destri o peggio ex-fascisti, ormai incapaci di porsi chiaramente contro ogni rappresentazione ed ogni fantasma del sistema dominante. Non ci sono più margini di mediazione. Tutto è stato consumato oltre ogni speranza, misura ed opportunità. Rimane solo una contrapposizione totale, micidiale, senza alcuna aspettativa credibile se non oltre la rovina e la guerra ad eliminazione. Che essa comporti fasi e strumenti magari del tutto diversi dal passato non cambia affatto la diagnosi.
  • Dobbiamo comprenderlo una volta per tutte.
  • Per fare ulteriore e definitiva chiarezza dobbiamo anche dire che ogni opportunità che in passato ci impediva di parlar totalmente con sincerità su una delle tabe maggiori della nostra modernità, ovvero la religione che è venuta untuosamente ad espressione compiuta sul nostro territorio patrio, ormai è del tutto consumata e irragionevole. Il parossismo antinazionale ed antieuropeo dell’attuale predicazione cattolica e soprattutto italiana è ormai - qui da noi - insopportabile da chi non è aspirante suicida, od indifferente furbastro ammiccante ed operante dietro interessate quinte di sacrestia. Molto più onesto, in impossibilità assoluta d’altro, nutrire pulsioni omicidiarie.

 

Non ci sono più margini di mediazione. Lo ripetiamo convintamente sapendo anche che non possiamo farci illusioni di sorta sugli attori (interni ed esterni) del nostro dramma sociale, sapendo che sono tutti condizionati, chi più chi meno, da mille remore, dubbi, debolezze, sacchi neri e conseguenti ineliminabili confusioni ideali. Troppi ricattati o ricattabili. Ma sappiamo anche che questo è ciò che ci offre il momento storico e stoicamente dobbiamo far fronte con le forze e le potenzialità in campo. Non ci interessano quindi le discussioni puramente teoriche (molte - quelle giuste - pur sempre legittime) sui massimi sistemi ipotetici come se fossimo in una raggiungibile arcadia - il tempo è scaduto anche per gli utopismi da salotto, da biblioteca o da torre eburnea. Le forze in campo sono vettori ideali, morali e materiali, brutalmente operanti, senza tregua e senza scampo per nessuno. La realtà ha superato, come spesso avviene nei momenti apicali, ogni fantasia filosofica, letteraria, creativa.