• Letteratura Tradizione ultima serie
  • Contributo all’analisi...
  • “Letteratura-Tradizione”
  • e la cultura oltre destra e sinistra che verrà,
  • di
  • Marco Rossi
  • Queste note non intendono assolutamente posizionarsi in contrasto con quanto scritto da Giovannini in merito alla situazione culturale ed esistenziale del nostro ambiente, a partire dall’esperienza importante, e per certi versi assolutamente straordinaria, della rivista Letteratura-Tradizione. Al contrario, chi scrive è convinto che quanto dice Sandro è vero, autentico e il frutto di una consapevolezza profonda di quanto è successo: le osservazioni che intendo aggiungere vanno dunque prese come un contributo, da parte sostanzialmente di uno storico innamorato dell’esoterismo, della politica e della letteratura, teso a cercare di capire meglio, a indagare sui particolari macroscopici (ossimoro che nasconde le molteplici allucinazioni che i contemporanei accumulano inconsciamente nei confronti dell’epoca contemporanea, complice l’ipertrofia della comunicazione-propaganda che talvolta equivale alla cancellazione della memoria nella cronaca manipolata dei maggiori media…). Avverto gli ipotetici lettori che la devo prendere larga…

 

  • L’AMBIENTE DEL MSI DEGLI ANNI SETTANTA E OTTANTA.
  • Negli anni Settanta ed Ottanta era ancora in vita, sebbene caotica, contraddittoria, ma anche meravigliosamente articolata, l’ambiente che faceva riferimento al Movimento Sociale Italiano.   Se il MSI dal punto di vista strettamente politico aveva un ruolo molto modesto e, alla luce dell’analisi storica, anche parecchio ristretto, perché in fondo rappresentava la sponda di destra del sistema politico italiano, più o meno bloccato al centro-sinistra organizzato attorno alla Democrazia Cristiana e al penta-partito di allora, e dove il Partito Comunista Italiano svolgeva il ruolo simmetrico di aperta contrapposizione di sinistra, ma di ben altro spessore, potendo contare sull’appartenenza ideologica al gruppo del comunismo internazionale, allora rappresentato dall’URSS e dalla Cina popolare; le cose cambiano invece di molto dal punto di vista culturale. La politica del MSI faceva da eventuale sponda di sicurezza, apertamente filo-americana, nel caso ci fosse stato il pericolo del comunismo in Italia: pericolo che forse, storicamente, è esistito realmente solo in alcune fasi degli anni Cinquanta, ma che dagli anni Sessanta in poi è stato una pura operazione di propaganda nell’ambito della guerra fredda. Pensare che la contestazione del famoso 1968 avesse potuto portare il comunismo sovietico, oppure maoista, nell’Occidente è una pura allucinazione: basta una superficiale analisi di come stessero davvero le cose nel Patto di Varsavia allora (1956 rivolta dell’Ungheria e repressione dell’armata rossa, 1968 rivolta della Cecoslovacchia e conseguente repressione, mentre riguardo alla Cina, allora fioriva la famosa rivoluzione culturale, dopo i vari grandi balzi in avanti e le decine di milioni di morti per fame….), per capire che le questioni sostanziali erano molto diverse. Infatti dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli Ottanta in Italia si è davvero combattuto una guerra, non sempre fredda, ma sicuramente organica al grande conflitto tra oriente comunista e occidente liberal-democratico e capitalista. In questa prospettiva storica andrebbe studiato attentamente il periodo che va dal 1969, strage di Piazza Fontana a Milano, al 1980, strage alla stazione di Bologna e abbattimento dell’aereo passeggeri Itavia a Ustica (e non possiamo non citare almeno il 1974 della strage a Piazza della Loggia a Brescia e del treno Italicus e il 1978 dell’assassinio di Aldo Moro…).   Qualcuno ha parlato in proposito di stragi di stato, di sicuro i vari servizi segreti nostri, più o meno deviati, e non solo nostri (perché sembra che anche i gruppi terroristici di sinistra e di destra allora fossero infiltrati non solo dai nostri servizi segreti, ma anche dalla Cia, dal Kgb e pure dal Mossad..) sono emersi con i loro intrighi nell’ambito dei vari processi che hanno chiarito ben poco, talvolta hanno fornito solamente spiegazioni molto “politicamente corrette”, organiche a chi deteneva ed ancora detiene il potere. Sarebbe invece molto interessante collegare organicamente l’uccisione di Moro (1978 ) con quella di Enrico Mattei (1962), assieme al progetto di autonomia energetica dell’ENI, ricordando che Moro fu l’artefice del centro-sinistra nel 1963 e dell’eventuale “compromesso storico” nel 1976-78, e che fu ancora Moro a volere i famosi biglietti da 500 lire, biglietti di Stato e non della Banca d’Italia, moneta che dunque non accumulava nessun debito per lo Stato, esattamente come i dollari di Stato che J.F. Kennedy aveva ordinato di emettere nel giugno del 1963 e che forse hanno qualche relazione con il suo assassinio a Dallas nel novembre del 1963…). Se dunque il reale ruolo politico del MSI era piccolo, subordinato alla DC e alle dinamiche filo-americane in Italia, il ruolo della cultura che a quell’ambiente faceva più o meno riferimento è stato oggettivamente grandioso, ben al di là dei mezzi economici che potevano essere messi in campo.

  • Non è certo possibile fare la storia della cultura e dell’editoria di destra degli anni Settanta e Ottanta, ma è possibile ricordare la casa editrice Rusconi, i suoi collaboratori e i titoli pubblicati, i libri del Borghese, l’editore Giovanni Volpe, figlio del grande medievista, ma sarebbe un elenco fatto male ed anche ingiusto, perché la verità è che in quegli anni esisteva un ambiente vivacissimo, articolato e diversificato, con idee spesso contrapposte, ma lacerantemente vitali. Una volta Sigfrido Bartolini, l’incisore, pittore e scrittore pistoiese, ci disse che lui aveva capito, in una folgorante illuminazione, perché a destra ci fossero così tante divisioni ideologiche e culturali: perché noi siamo il Mondo, disse, cioè in noi si sintetizzano tutte le differenze delle grandi culture europee tradizionali, mentre gli altri, quelli comunisti e socialisti, assieme ai liberal-democratici anglo-americani, sono i moderni dell’oggi, sono per forza appiattiti sul superficiale del presente. In noi invece convivono ricchezze e contraddizioni di ogni tipo, cristiani tradizionalisti e musulmani, sufi ed esoterici pagani, neoplatonici e futuristi, D’Annunziani e nazional-socialisti, cristiani di Alleanza cattolica e anticlericali fascisti, aristocratici evoliani e nuova destra sociale che guarda alla socializzazione repubblicana e via galoppando sopra le suggestioni poetiche e filosofiche più ardite e spericolate… insomma tanta voglia d’infinito nei cuori e in quello che Dante chiamava intelletto d’amore… Vogliamo ricordare la meravigliosa esperienza del Vertex? I “poemetti corali” e le famose “tardocronache dalla suburra”, oppure gli incontri nelle montagne del Casentino, in una baita ancora da finire nel folto meraviglioso dell’Appennino… Poteva accadere tutto questo senza l’ambiente culturale ed ideologico, ricco e contraddittorio, che ruotava attorno al MSI, alla Nuova Destra di Tarchi e De Benoist, etc, etc? Tutto questo è finito agli inizi degli anni Novanta, non prima di aver creato un ultimo grande sforzo culturale accanto ad una inderogabile illusione.

  • ANNI NOVANTA E SINO AL 2006, L’ILLUSIONE DELL’INCLUSIONE.
  • Nel 1989 cade il muro di Berlino, nel 1991 finisce l’URSS, nel 1992 scoppia Tangentopoli, che distrugge il pentapartito, nel 1994 il MSI supera il 16% e va al governo con Berlusconi e la Lega Nord. Il mondo gira pagina, in quel 1994, e nella scadenza del ventennale della morte di Julius Evola, si fa a Roma un memorabile convegno su Evola di tre giorni, dove intervengono i soliti noti (cioè noi…) e per la prima volta personalità della cultura e della politica di primo piano: Claudia Salaris, Pablo Echarren, l’onorevole Vittorio Sgarbi (presidente commissione Cultura, Scienze e Istruzione della Camera dei Deputati), il grande psicoanalista Emilio Servadio, l’onorevole Mario Borghezio (sottosegretario Ministero di Grazia e Giustizia), Antimo Negri, Roberto Fondi, Fausto Antonimi, l’onorevole Gianni Alemanno, il Senatore Giulio Maceratini, l’Onorevole Domenico Benedetti Valentini (vicepresidente commissione cultura…), Alexandr Dughin, l’onorevole Pino Rauti, Fausto Gianfranceschi, Alfredo Cattabiani, oltre naturalmente Giano Accade, Gianfrando de Turris, etc… Il MSI al governo e questa gente a celebrare Evola? Che cosa sta accadendo? Dunque la fine del comunismo e del pentapartito in Italia sta aprendo varchi reali ad un certo tipo di idee?  Per nulla. Nel 1995 nasce Alleanza Nazionale e ciò che resta del vecchio MSI, Fiamma tricolore di Rauti, sopravviverà malamente per qualche altro anno. L’apertura culturale alla “sopportazione” di Evola e di un certo tipo di cultura è semplicemente una tattica strumentale legata ad esigenze temporanee di stabilità governativa, mentre l’obbiettivo vero è quello della neutralizzazione assoluta di un mondo ideologico e culturale, quello del vecchio MSI. Accade esattamente e simmetricamente quanto sta avvenendo nei confronti del vecchio PCI, che, rimasto orfano dell’URSS, diventa la quercia di Occhetto, che tra l’altro perde l’elezioni del 1994, ma che si avvia a diventare la sinistra totalmente organica al sistema liberal-democratico occidentale nell’epoca del totalitarismo neoliberista, inaugurato dalla Thatcher e da Reagan agli inizi degli anni Ottanta.   Così si apre la struggente globale smobilitazione della destra missina nel lento e pasciuto suicidio di Alleanza Nazionale, che culmina nel 2008 nella confluenza dentro il partito di Berlusconi.  Dal 1994 sino, diciamo al 2006-2008, finiscono definitivamente sia una destra alternativa che una sinistra alternativa al sistema, il quale sistema intanto si è trasformato radicalmente, dopo gli anni Ottanta: da una liberal-democrazia scardinata ma reale, con un sistema ad economia privata, ma anche pubblica e con una sovranità monetaria sostanzialmente pubblica, è diventato una liberal-democrazia fittizia (simile alla vecchia sinistra storica e destra storica dell’Italia di fine ottocento) dove imperversa un totalitarismo neoliberista privato sempre più feroce e globalizzato (il socialista Jean Ziegler parlerà giustamente nel 2002 di Privatizzazione del mondo) e dove lo Stato non ha più nemmeno la sovranità monetaria. In questa prospettiva sia i fascisti che i comunisti hanno perso completamente e sono stati cancellati dall’ideologia e dalla politica: rimane la “fine della storia” di Fukuyama e di Popper, dove il liberalismo e il liberismo assoluti disegnano l’unica prospettiva “politicamente corretta” da finire di realizzare nel mondo, appunto la solita ricetta che gli Anglo-Americani propongono con ogni mezzo da sempre.

  • L’EROISMO EFFETTUALE DI “ LETTERATURA-TRADIZIONE”.
  • In questa situazione oggettivamente catastrofica si situa la vita del periodico “Letteratura-Tradizione”, dal 1997 sino al 2009, voluto fortemente da Sandro Giovannini e sostenuto concretamente, anche se caoticamente, da gran parte dell’ambiente di tutta la cultura di destra. Si deve senz’altro alla genialità ed alla generosità di Sandro se la rivista ha potuto vivere per tutti quegli anni, in quella situazione: la direzione periodica concessa a diversi intellettuali, due numeri alla volta, ha voluto significare la volontà profonda di evidenziare l’esistenza di una comunità, seppure discorde su molte cose (appunto il Mondo di cui parlava il buon Bartolini...), come diceva anche il nostro Eraclito armonia discorde, ovverosia il divenire come forma dell’essere, qui, nello spazio-tempo, dove la guerra è la madre di tutte le cose… Di fronte ad una così imponente varietà di contenuti culturali, spesso di alto ed altissimo livello, come ha reagito l’ambiente politico di Alleanza Nazionale e del centro-destra?   Nel modo peggiore che si possa concepire. Se Sandro volesse parlare potrebbe riempire una biblioteca intera di nomi ed avvenimenti, dove ogni sorta di spregevole ignominia si somma ad una pochezza umana, prima ancora che culturale. La rivista ha avuto di fronte un vero e proprio muro di gomma, che avrebbe potuto essere tolto solamente se l’intero ambiente culturale avesse abiurato interamente a tutti i propri contenuti, per diventare gaiamente un liberale conservatore berlusconiano, appunto come i repubblicani negli USA, oppure come i conservatori in Gran Bretagna. Neppure il programma minimo di far uscire 4 o 5 nostri romanzi, diciamo di area, in una importante casa editrice nazionale vicina a quella gente, ha avuto la benché minima possibilità di essere realizzata: eppure in quei dodici anni ne sono usciti di romanzi inutili di ogni tipo e latitudine, spesso nullità inaudite… ma quei 4 o 5 romanzi di area, no! Quelli proprio no! Sandro sa bene di cosa parlo… Rimane la testimonianza culturale di altissimo livello, ma nel mondo globalizzato occorre tener presente che senza soldi e proprietà effettive nei grandi media non si va da nessuna parte. Intendiamoci: questo non è un rimprovero per nessuno e neppure una critica, al contrario; l’ambiente doveva provare, eroicamente e generosamente, a porre il diorama fastoso dei propri contenuti in modo trasparente ed onesto, ma quello che è mancato è stato l’ambiente. Come l’ambiente politico e di potere del vecchio PCI ha tradito tutti i propri ideali ed è diventato il Partito Democratico, come quello negli USA, dove nulla si mette in discussione del sistema del totalitarismo neoliberista, così, nello stesso modo, l’ambiente politico e di potere della vecchia destra è diventato un mostruoso incrocio tra i conservatori britannici e il partito repubblicano USA, e naturalmente anche qui nulla si mette in discussione del sistema del totalitarismo neoliberista.   Lo so, mi ripeto, ma occorre avere una consapevolezza reale di qual è il carattere totalitario, mercantile a capitalismo neoliberista, all’interno del quale oramai siamo ubicati, e sarebbe bene anche comprendere le differenze di questo sistema presente rispetto a quello liberal-democratico che è stato demolito tra la fine degli anni Ottanta e durante gli anni Novanta, appunto quando la concorrenza dell’URSS è scomparsa dalla storia.

  • LA CULTURA DI DESTRA NELL’EPOCA DEL TOTALITARISMO NEOLIBERITA.
  • Ma che cos’è la cultura di destra? Ha ancora un significato parlare di contenuti della cultura di destra? O si deve finalmente abbandonare nelle immondizie plurali della storia la vecchia dicotomia “destra-sinistra” che, comunque, nasce durante la rivoluzione francese? Platone e Federico II sono di destra? E Pericle e Washington, con tutti i loro schiavi bianchi e neri, sono di sinistra? Non intendo rispondere a questo quesito, so che una diversa sensibilità divide certe persone, riguardo allo Spirito, all’anima, al senso di giustizia e del Destino e non vorrei nemmeno passare per un nostalgico del comunismo e del fascismo; perché credo realmente nella funzione positiva della proprietà privata e non credo per nulla in nessun tipo di razzismo.   Ma qualche problema culturale e filosofico bisogna pur porlo, se vogliamo continuare a seguir virtute e conoscenza… Dobbiamo accettare impunemente la privatizzazione del mondo? Dobbiamo accettare che la finanza speculativa, prima ancora delle multinazionali, comandi il mondo e il nostro destino? Dobbiamo cancellare tutte le diverse identità etnico e culturali per diventare solo “uomini economici”, solo produttori-consumatori abbindolati dalla propaganda e dalla pubblicità? Non credo proprio: penso invece che sterminati territori di contiguità contraddittorie tra i sopravvissuti della vecchia sinistra e della vecchia destra si aprano davanti a noi. Dobbiamo essere coraggiosi e dirci di destra e di sinistra, oppure né di destra né di sinistra, e non perché abbiamo paura, ma appunto perché coraggiosamente dobbiamo mostrarci per quello che siamo e per quello che non siamo.   Siamo umani e dunque spirituali e dunque contrari ad ogni forma di omologazione, per la libertà e per la dignità della persona e dei popoli e non siamo liberali, liberisti, non vogliamo essere schiavi dei Padroni del Mondo, che sono le grandi banche speculative e le grandi multinazionali, e vogliamo invece la libertà degli individui e dei vari popoli, che hanno il diritto di vivere ed impostare la modernità come meglio preferiscono (e non solamente, totalitariamente, come vogliono a Wall Street…).   Tutto ciò è di destra o di sinistra?  In un’epoca oscura dove il tradimento dei chierici, che già Julien Benda aveva preconizzato nel 1927, si è fatta crassa abitudine, carriera, mercato della menzogna organizzata in modo industriale, insomma la normalità, dobbiamo sapere che il sistema del totalitarismo neo-liberista dominante in Occidente ci è radicalmente nemico: la sua Weltanschauung è nichilista, materialista e contraria ad ogni valore che non sia economico e commerciale. I ponti con il comunismo e con il fascismo, come complesse esperienze storiche, è bene che siano esistenzialmente rotti; non così i conti con la storia, perché la storia di oggi è quella “politicamente corretta” organica alla visione del totalitarismo neoliberista, dobbiamo costruire invece una storia equilibrata e vera e dobbiamo anche elaborare, per quanto possibile, una cultura, una poetica e una Weltanschauung umana e spirituale per il futuro, insieme ai naufraghi di tutte le ideologie e di tutti gli “ismi” sconfitti e falliti. “Letteratura-Tradizione” è stato non solo un simbolo luminoso, ma la concretezza effettuale di una presenza e di una battaglia grande e leale, non solo una testimonianza generosa ma la manifestazione chiara e limpida di una azione pura, di un agire disinteressato alto, come nell’esempio famoso della Bhagavad gita, dove il nobile Arjuna alla fine comprende che deve combattere senza aspettarsi vittoria o ricompensa, e nemmeno tranquillità interiore…