• Il Tricolore Simbolo Logos
  • “Il   Tricolore,  
  • simbolo  e   logos
  •  di
  • Sandro Giovannini
  • (Questo breve scritto è il testo del "rotolo corto"
  • - volumen -  edito il 21 aprile 2007,
  • dedicato al nostro simbolo nazionale. In finale le indicazioni grafiche ed editoriali)

 

  • Il simbolo del “tricolore” viene prima del logos del tricolore...
  • ...Perché il simbolo è plurivalente e contiene in sé una potenzialità di possibili e di compossibili.   Il logos ne può essere un tentativo, poi, di esplicitazione, ma, nel sceverare la complessità inesauribile del simbolo, porta ad una frammentazioni di significati e di significanti, a possibili successive interpretazioni, di cui molte sicuramente legittime ed assieme divaricanti. Nel simbolo invece c’è ancora tutta la potenza, inespressa ma inesauribile, degli universi di riferimento ontologici, confessionali, mitici, filosofici, astrologici, rituali, emozionali, materiali e quindi comunicazionali. Quando, ad esempio, ovviamente a contrariis, e quindi risalendo la scivolosa ripa del tempo, cerchiamo disperatamente d’intuire prima e di comprendere poi, perché il 3 agisca (anche) nel campo del colore e ne troviamo barlumi di senso nel mondo a noi ancor noto del rapporto con l’universo astrologico, con la fascinazione del mutamento e del suono promanante dall’interagire dell’Unità e della Dualità, e poi, in mille esempi, nell’esperienza del mondo e del tempo, tra loro collegati o comunque interagenti, nel campo del Sacro, dell’eroico, del sacrificio, del gioco, della rivoluzione, del ritorno all’ordine… allora cominciamo ad intendere che il simbolo può da noi essere ritradotto in logos ma, nella trasposizione, mille valori si aggiungono e mille si possono ottundere.

  • Resta che tale simbolo, unisce e ricostituisce in noi, proprio nella nostra ragione ritrovata ma consapevole delle mille “irragioni”, che non potremmo né disperdere né portarci appresso nella nostra quotidiana esperienza se non come viatico e luce di vita, una unità (tale è - anche - la sua funzione), unità, attraverso la quale, tale simbolo è caro, è bello, è potente.

  • “…E cioè screziato con i tre tipici colori trifunzionali degli Indoeuropei (bianco, rosso e verde - o nero o azzurro-)” …     “…gli stessi tre colori caratterizzano l'arcaico rito dell'evocatio ittita…” (Basanoff, Evocatio, Paris 1945, pp. 141, G. Dumézil, Rituels Indo-Européens à Rome, Paris 1954, pp. 45-55)…     “… Merita comunque di essere ricordato che anche gli Ittiti ricorrevano a formule rituali che presentano singolari analogie con quelle dell'evocatio romana. Era infatti costume presso quel popolo di invitare gli dèi della città assediata ad abbandonarla da tre vie, contraddistinte dal colore bianco, rosso e blu…” (G. Furlani, La religione degli Ittiti, Bologna, 1936, pagg. 223-227). Cosa che suppone - rileva opportunamente il Dumezil – “…una classificazione degli dèi di tipo indoeuropeo, con gli stessi colori simbolici delle tre funzioni sociali sia presso gli Indiani che presso gli Iraniani…” (G. Dumézil, cit., pp. 45-51). L'autore rammenta che, nel mondo indù, Agni, il dio del fuoco, a causa della sua triplice natura, poneva in contatto i tre piani del Cosmo; favorendo la «discesa» degli dèi e  l'«ascesa» delle preghiere e dei sacrifici degli uomini, in quanto «conosceva la strada ed i sentieri» divini (“nero, bianco e rosso”, Rig Veda, X, 98 55) che egli percorreva  con il suo carro (Rig Veda, I, 31, 17; VI, 16, 2-3; VII, 10, 4).   Tale funzione intermediaria di Agni e del suo carro deve, ovviamente, porsi in stretta relazione con quella rivestita da Giano e dalla sua nave nel mondo romano. …
  • …Comunque presso gli antichi era diffusa la convinzione secondo la quale essi potevano condizionare e quindi piegare alla propria volontà anche le divinità più riluttanti. L'evocatio era quindi un rito attraverso il quale i Pontefici, coadiuvati dal capo dell'esercito, pronunciando una formula incantatoria (carmen), invitavano le divinità protettrici a trasferirsi a Roma. Con ogni probabilità, nei tempi antichi, la conoscenza e la designazione esatta della divinità con il suo nome arcano (segreto ai più), insieme al carmen, costituivano l'elemento essenziale, l'ingiunzione irresistibile che avrebbe provocato l'abbandono delle divinità tutelari. …

  • … Senza poter qui entrare nella complessa questione della tipologia delle folgori, ci limiteremo ad indicare che, secondo l’opinione comune, esse erano di tre colori: nere, bianche e rosse. Il Weinstock, tuttavia ha rilevato, non senza ragione, qualche imprecisione nel testo dello Pseudo Acrone, (Hor. Carm. I, 2, 1-4,: “omnes manubiae albae et nigrae pallida corruscatione esse dicuntur, Iovis rubra et sanguinea”) che evidentemente non era in grado di comprendere quanto diceva ed è giunto alla conclusione che il colore dovesse eventualmente dipendere dal suo archetipo planetario: infatti il rosso è tradizionalmente connesso con Marte e non con Giove, che sarebbe associato invece al bianco, rispetto al nero di Saturno. …   Servio (Ad Ae., I, 335: “sciendum autem … de planetis quinque duos esse noxios, Martem et Saturnum, duos bonos, Iovem et Venerem, Mercurius vero talis est, qualis ille cui ingitur”. Altre conferme in Plinio (NaturalisHistoria, II, 139) ed in Tolomeo, (Tetrabiblos, I, 5)…  … ruota a cui si continuò comunque a riconoscere nel tempo un potere di attrazione nel senso di “incantesimo, attrazione, desiderio” …occorrerebbe soprattutto sottolineare l’importanza del movimento circolare e vorticoso nonché del suono stridulo o ronzante che provocherebbe la fascinazione (fascinus / fari/ fascis = azione magica intesa a circondare, avvolgere l’oggetto o la persona, con una fascia magica - anche - di suoni, circolare, spiraliforme, sia a fini apotropaici che paralizzanti, quindi sia a fini positivi che negativi), proprio a causa della loro ipnotica ripetizione. Non dovrebbe quindi sorprendere, in ultima analisi, che a Roma la captatio della venia deorum potesse avvenire anche attraverso le corse dei carri, che avevano all'origine un carattere magico ed astrale che gli stessi Romani, dell'epoca classica, tendevano a sottovalutare (R. Schilling, Rites cultes, dieux de Rome, pag. 87; P. Wuilleumier, Cirque et astrologie, in “Mél. d’archeo. et d’hist. de l’Ec. Franç. de Rome, XLIV -1927, pag. 191 ; A. Piganiol, Recherches sur le jeux romains, Paris, 1923). Le ruote dei carri avevano invariabilmente otto raggi come da simboli solari riportati ovunque, parapetti, balaustre, scudi, etc. e come attestano indiscutibilmente tutte le riproduzioni su marmo, ancora perfettamente visibili… Poi gli aurighi, in particolare, erano contraddistinti da diversi colori: bianco, rosso, verde e blu. Gli eruditi, sottolinea acutamente il Dumézil ritenevano tuttavia che alle origini i carri delle «fazioni», che gareggiavano per le singole tribù, e quindi i rispettivi colori, fossero tre soltanto in onore di Giove, Marte e Venere: bianco, rosso e verde. (G. Dumézil, Rituels…cit., pp. 51 55).   Sul tentativo fallito di Domiziano di aggiungere altri due colori, «porpora» e «oro», vedi Svetonio… (Svetonio, Domiziano, 7). Svetonio rammenta poi che Caligola era partigiano dei «verdi» (Cal., 56) rispetto a Galba e Vitellio che favorivano i «blu» (Vit.,7).   Giovanni Lido (De magist., I, 47), oltre ad alludere alla tripartizione funzionale primitiva della società romana, aggiunge altresì (De mens. , IV, 30): «Quando il popolo romano fu diviso in tre parti, ciascuna di esse fu chiamata tribù... Tre carri, e poi quattro, partecipavano alla corsa. Gli uni erano russati, cioè rossi, i secondi albati, cioè bianchi, gli altri virides, cioè verdi, quelli che oggi chiamano prasini. Essi ritengono che i rossi appartengano a Marte, i bianchi a Giove, i verdi a Venere.   Più tardi si aggiunse il venetum, il blu...».   Sulla tripartizione funzionale di Roma (ai Ramnes, Luceres e Tities, corrispondevano in origine rispettivamente i sacerdoti, i guerrieri e i produttori), oltre a Properzio, (Prop. IV, 1, 9-32), vedi G. Dumézil, Naissance de Rome, Paris 1944, pp. 86-127; G. Dumézil, Rituels, cit., p. 55.   Vedi anche J. André, Etude sur les termes de couleur dans la langue latine, 1949, pp. 162.194; L. Gerschel, Couleur et teinture chez divers peuples indoeuropéens, in «Annales», XXI, 1966, pp. 608-631. Ancora Dumézil, s’intrattiene sul diverso carattere delle tre convocazioni: sacrale, militare e collettiva.   Per un approfondimento sui tre colori, cfr. E. Wunderlich, Die Bedeutung der roten Farbe im Kultus der Griechen und Rőmer, in «Religionsgeschichtliche Versuche und Vorarbeiten», XX, 1, Giessen, 1925.   Sui fila discolora, i fili a tre colori attaccati agli alberi, vedi anche Stazio, Theb., II, 737. p. 284.

  • È opportuno osservare però che il verde, oltre ad essere il colore caratteristico di Venere, era associato dall'autore bizantino Lido anche a Flora, accostamento questo che ne sottolinea, ovviamente, il carattere di divinità propiziatoria della fertilità dei campi, della città e, più in generale, della massa, un paredro femminile, quindi, di Quirino. È probabile che l'aggiunta del quarto colore, il blu di Saturno o Nettuno, debba attribuirsi al passaggio, alla fine della monarchia, da un sistema a tre tribù (funzionali) ad un sistema a quattro tribù (localmente distribuite).   Il verde poi, nel mondo latino, si distingueva assai poco dal blu: il termine caeruleus, ad esempio, indicava sia il «blu» che il «verde» e talvolta adombrava persino un colore infernale, un sinonimo arcaico del nero (Servio, Ad Aen., VII, 198), tanto da indurre a ritenere che il terzo colore sia stato in effetti raddoppiato. I tre colori avevano tanta importanza a Roma, da apparire anche, in un altro contesto: quello delle bandiere: album, roseum, caeruleum, che venivano issate sul Campidoglio per convocare diversi tipi di riunioni popolari (comitia curiata, comitia centuriata, tumultus collettivo).   Favorendo quindi la corsa circolare o ellittica dei carri e lo sventolamento delle bandiere, s'intendeva incitare, con i rispettivi colori, gli uomini ed evocare gli dèi, per il benessere e la difesa dell'Urbe.     A tal riguardo non sarà fuor di luogo ricordare che appare quanto meno discutibile l'opinione comune secondo la quale i colori della bandiera italiana sarebbero stati tratti - unicamente - dalla Massoneria (P. Cusani, Storia di Milano dall'origine ai nostri giorni, Milano 1861-1864, cap. VI, vol. V; in particolare, il libro dell'abate Larudan, Les Francs Maçons écrasés, suite du livre intitulé l'Ordre des Francs Maçons trahi, Amsterdam 1747, pp. 169-202 e, soprattutto, l'edizione italiana, I Liberi Muratori schiacciati - Origine dottrina ed avanzamento della setta filosofica ora dominante, Assisi 1793, pp. 140-161), o sarebbero legati - unicamente - al tentativo rivoluzionario di Luigi Zaniboni a Bologna ne1 1794. Il tricolore viene comunque adottato il 7 gennaio 1797 con la costituzione della Repubblica Cispadana e, dal Parlamento italiano, a Torino, il 17 marzo 1861. E’ evidente infatti come l'ispirazione del tricolore, che ammanta Beatrice, Dante (Paradiso, XXX, 28: «sovra candido vel cinta d'oliva // donna m'apparve, sotto verde manto // vestita di color di fiamma viva»...), l'avesse mutuata dal suo Maestro Virgilio che, nel descrivere l'Elisio (En., VI, 637 ss.), intreccia ripetutamente la luce purpurea con i verdi boschi e le candide bende... (vedi: Marco Baistrocchi, Arcana Urbis, Ecig, Genova)

  • Evocatio, carmen, folgore e folgorazioni, ruota, carro da corsa, incantamento, rumore degli strumenti che girano accerchiando e fascinando, e mille altri plessi di valore e di significato.   Tutto ciò sta intorno al logos del tricolore ma solo nel simbolo, ognuna di queste dimensioni, non viene separata e non acquista una propria autonoma assolutezza, auto-significante ma, a suo modo, potenzialmente, deviante. L’unità impregiudicata del simbolo viene così confermata, divenendo per noi motivo di riconoscimento, di ricostituzione, d’identità.

  • Grafismi vari - da sinistra a destra: tavoletta La profezia di Enea, per incisione laser, s.g.; collage dall’opus sectile della Basilica di Iunio Basso e da Pompei, decorazione interna, rielab. di s.g.; Auriga, fazione verde, da Piazza Armerina, con testo di Rutilio Namaziano, opera materica, 1990, s.g.; collage da Mollino, Faravelli e Giovannini, rielaborazione con poesia, di s.g.; collage con poesia di Kavafis e testo di Giuliano Augusto, rielab. di s.g.; collage di s.g.; copertina pergamenacea, con testo di Rutilio Namaziano, di s.g.; Augusto romano, opera materica, 1991, di s.g. .
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  • © - HELIOPOLIS EDIZIONI di idee e materiali di scrittura
  • Ideazione e realizzazione di Sandro Giovannini.    
  • Tiratura 100 esemplari numerati e firmati dall’autore, 21 Aprile 2007.
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