
"La gnoseologia di Marsilio Ficino"- Un saggio di
- Antonietta Florio
- rec. di
- Giovanni Sessa
- Il saggio che stiamo per presentare, La gnoseologia di Marsilio Ficino. Conoscere attraverso la creatività dell’ «imaginatio-phantasia», comparso nel catalogo dell’editore Solfanelli (per ordini: edizionisolfanelli@yahoo.it, 0871/561806) è opera della giovane studiosa Antonietta Florio. Si tratta di un libro di rilievo che merita attenzione. Florio si avvale, nelle sue pagine, dei contributi della più accreditata bibliografia critica in argomento, interpretata alla luce di solide conoscenze storico-filosofiche e di una non comune capacità esegetico-teoretica.
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- Il volume è articolato in quattro densi capitoli, preceduti dall’introduzione contestualizzante dell’autrice. È un’opera prima, connotata, sotto il profilo letterario, da una scrittura capace di coinvolgere il lettore nella complessità teorica della trattazione. L’incipit del libro immette nelle vive cose del pensiero della Rinascenza, definito, non casualmente, da Elémire Zolla “eclettico e sincretista”: «Al di là della tradizionale contrapposizione al Medioevo […] il Quattrocento delinea una nuova modernità che investe sia l’apparato socio-politico sia il fattore culturale» (pp. 7-8). La Rinascenza mirò alla renovatio mundi, a un “Nuovo Inizio” della storia europea, dando luogo a un confronto critico con la precedente filosofia.
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- Marsilio Ficino, animatore dell’Accademia neoplatonica di Careggi, è posto da Florio all’interno di un paesaggio speculativo e spirituale assai diversificato e complesso, sorto dall’intenso dibattito attorno alle relazioni tra platonismo ed aristotelismo. Non trascura, la studiosa, le suggestioni che Marsilio ricevette dalla riemersione, in tale frangente storico, della tradizione ermetica, delle concezioni astrologiche e magiche e del pensiero arabo. Ampia, ricca di informazioni riguardanti perfino figure ritenute “minori”, è la ricostruzione storica dell’ambiente filosofico della Firenze nella quale Ficino si formò, sulla quale la studiosa si intrattiene nel primo capitolo. L’analisi di Florio ha, quale oggetto di studio preponderante, la gnoseologia-metafisica del filosofo di Figline Valdarno, centrata sull’attività dell’imaginatio-phantasia.
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- Essa: «rappresenta il nesso tra le due sfere sensibile ed intellettuale, quale riflesso del suo obiettivo ultimo di armonizzare le due dottrine del cristianesimo e del platonismo» (p. 9). La immaginazione-fantasia è ritenuta atta a mediare, leggere in uno, universale e particolare, corpo e anima. La conoscenza, per il filosofo della Rinascenza, è tensione al Bene e ciò che impedisce l’ascesa dell’uomo alla Luce è da individuarsi nella “pesantezza” della materia. L’uomo ficiniano, in sequela della concezione dell’homo volans avicenniano, è anima e corpo, sostanza e incorporeità. È lo spiritus a rendere possibile, quale tertium quid, la comunicazione tra la le facoltà superiori e quelle inferiori presenti nell’anima. Posizione non dissimile era stata sostenuta da Aristotele e dagli Stoici: «Attingendo al laboratorio della fantasia, intrisa delle forme particolari di tutte le cose, l’anima foggia le immagini e le conserva nella memoria» (p. 56). La conoscenza sensibile è, comunque, “passione” dello spirito. La mente è, a dire di Marsilio, strutturata in quattro gradi: il senso, la fantasia, l’immaginazione e l’intelletto, raggi di un medesimo cerchio che tende a far leggere il reale quale continuum divino. Conoscere: «è un ascensus a Dio» (p. 58), che si chiude nel momento della contemplazione intellettiva. L’immaginazione ficiniana è prossima al sensus communis aristotelico: «Suo compito consiste nell’aggregare e organizzare le qualità percepite (le imagines corporum) in un unico simulachrum» (p. 63). L’immaginazione si eleva, pertanto, al di là della materia, pur muovendo da dati sensibili. A questo punto, interviene l’attività della phantasia: «La sua funzione precipua è di guardare il phantasmata […] dell’oggetto percepito e darne un giudizio di natura emotiva, il disegno dettagliato di un ente particolare» (p. 64). Solo l’intelletto conduce al Principio. La phantasia riveste, per il pensatore di Careggi, un ruolo importante, ma connotato da ambiguità. La gnoseologia fantastica invia a ciò che realmente conta, il Principio, senza, si badi, poterlo realmente conseguire. Pone l’uomo oltre le dicotomie del sapere concettuale e logo-centrico, ma ha, implicito in sé, rileva Marsilio, il rischio di vincolarlo alla dimensione cosale, corporale, della vita. A proposito di tale tipologia di conoscenza fantastica, incentrata sul mondo interiore del soggetto sollecitato dalla percezione, Zolla parlò di fantasticheria.
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- La gnoseologia ficiniana è, di contro, cogitatio vehemens: è prova della potenza, della forza dell’immaginazione e della fantasia, ma altresì attesta la loro costitutiva ambiguità. L’umbra nella quale sono collocati uomo e natura, non è meramente ostativa alla conoscenza contemplativa dell’origine, in quanto è, in qualche modo, rappresentazione della divina unitas, come, tra gli altri, seppero, ricorda Florio, Origene e Bernardo di Chiaravalle. L’autrice, nel terzo capitolo, mette in scena la comparazione di tale tesi con le opere memotecniche di Bruno. Il Nolano, in sintonia con Marsilio, attribuisce ruolo primario alla fantasia nella propria gnoseologia. Tale ruolo risulta comprensibile qualora venga letto in sintonia con il tema della “luce”, discusso dal pensatore panteista nella trattazione della sua ars memoriae. La “luce” chiama in causa il “laboratorio fantastico” nel suo guardare, all’unisono, alle forme intelligibili e all’ombra. Sostanzialmente, il destino umano: «Si dipana nel recinto della dimensione umbratile e la conoscenza del sé rivela soltanto superficialmente e solo attraverso l’ombra l’esperienza del mondo» (p. 167).
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- Giordano Bruno, a parere di chi scrive, a muovere dagli Eroici Furori si sottrasse definitivamente all’ombra, allo conoscenza in speculo et aenigmate. Atteone, che in questo dialogo diviene l’alter ego della protagonista del De umbris idearum, la giovinetta Sulamita, vive l’identità dell’Uno-Tutto, si porta oltre i dualismi logo-centrici, oltre la contrapposizione soggetto-oggetto della rappresentazione, “si fa origine”: da cacciatore diviene cacciato, preda di Artemide. In tale percorso speculativo-realizzativo, la trattazione ficiniana della phantasia ha svolto un ruolo rilevante.
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- Riflettere sulle importanti pagine di Florio, comporta la necessità di confrontarsi con un filone carsico della filosofia europea, che può fornire risposte convenienti all’aridità teoretico-esistenziale della presente congerie storica. Lo mostra il capitolo conclusivo di questo volume, centrato sull’esegesi del movimento artistico dell’Inismo (Internazionale Novatrice Infinitesimale - INI), fondato da Gabriel-Aldo Bertozzi a Parigi nel 1980.
Antonietta Florio, La gnoseologia di Marsilio Ficino. Conoscere attraverso la creatività dell’«imaginatio-phantasia», Solfanelli, pp. 217, euro 13,00.








