

“INTEMPORANEA” e “FRATE SOLE”- Due capsule del tempo
- di
- Mario Mariani
- Tornare su un lavoro “antico”, già nato allora come fuori dal tempo - dunque “intemporaneo” - nella felice ambiguità che l’idioma italico eredita dalla dotta lingua di Virgilio, con la preposizione “in” tanto avversativa che inclusiva (rispettivamente con l’accusativo o l’ablativo) è un particolare e proficuo cortocircuito (a)temporale.
... - E’ un’arte della memoria dove rivive la scintilla creativa originaria (e le sue mappe) che come un piccolo e umile saettante big bang è arrivata fino alla forma apparentemente tangibile, per quanto un’arte aerea come la musica si possa definire tale. Il titolo - appunto Intemporanea - esprime perfettamente questa direzione apparentemente biunivoca tra passato e futuro che fa inevitabilmente riflettere (a chi può e vuole) sul volto e l’occhio nascosto di Giano che, posto tra le due facce, (ci) guarda al tempo presente. E il presente di allora, come ora, si disvela in quella che è una cristallizzazione del metodo compositivo con cui è stata realizzata, che amo e trovo giusto definire “Composizione Istantanea Transpersonale”: una sorta di sintonia del continuum dove si raccoglie ciò che arriva “da un’altra parte”, da un altro stato di (in)coscienza. Così differente dal metodo compositivo più o meno canonico, che prevede un’idea cui sottoporre una serie di elucubrazioni strutturali figlie, fino a un certo punto, della Seconda scuola di Vienna che mercé la “coerenza al materiale dato” ha fornito precisi stilemi compositivi per garantire un sorta di pedigree post-dodecafonico e quindi il valore intrinseco e difendibile dell’opera presentata. Questo fino al sorgere del suo anticorpo: l’alea, che ha fatto fondamenta dell’indeterminazione e del situazionismo, arrivando (non per sua colpa) ad un anodino minim(al)ismo che ben riflette le macerie del tempo attuale.
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- Intemporanea è nato dunque con le premesse di cui sopra, facendo fluire come in una sorta di “trance vigile” suoni, parole e oggetti sonori. I diversi piani (sonori e non) che compongono il brano sono frutto dell’incontro di un passato e – mi piace pensare – di un futuro ancora da scrivere, dove coesistono afflati futuristi (con la citazione di Balilla Pratella), il canto armonico tibetano che sfocia nell’inno dei sommergibilisti, letto in chiave (anche) esoterica, come la discesa, l’attraversamento delle acque, il distacco e l’abbandono dalla realtà immanente e materica. Ma la direzione è biunivoca (o forse “triunivoca”, a quanto detto poco fa) , con i due tempi che si incrociano su un piano multidimensionale che come in una spirale ci permette a seconda della posizione (o preposizione) che abbiamo più o meno inconsciamente scelto di (pre/intra)vedere. Aprendo questa capsula del tempo tutto questo è tornato, in un ideale e impossibile incrocio tra un sarcofago egizio e una madeleine proustiana. “Intemporanea”, termine suggeritomi da Sandro Giovannini, nato originariamente come una composizione per pianoforte, fiati, percussioni e orchestra virtuale, è poi divenuto per me una luce, un vessillo, una vela che mi ha sempre sostenuto nel pelago (e nell’agone) artistico, tanto da avere chiamato così sia un ensemble musicale che si è formato con questo progetto che la mia personale etichetta discografica con cui escono tutti i miei lavori.
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- Nel solco già tracciato da Intemporanea, ove il suono si faceva diaframma tra l’umano e il metafisico, un’ulteriore capsula temporale è il mio lavoro di accompagnamento musicale al film “Frate Sole” di Ugo Falena e Mario Rossi (Italia, 1918). Quest’ultimo costruì la sceneggiatura “attraverso momenti sintetici e rappresentativi, con scrupolosa fedeltà storica, la figura gigantesca di lui ed il suo tempo, pieno di tenebre e di fulgori (...) facendo del figlio del ricco mercante d’Assisi non già il protagonista, come s’intendeva nel cinematografo, ma uno dei molti personaggi del vastissimo quadro che io mi proponevo di animare: un quadro fatto di folla, della grande variopinta folla che l’età di mezzo agitava nel suo cupo immenso crogiuolo.” Come sempre quando lavoro con le immagini e in particolare con il cinema del periodo cosiddetto “muto”, avverto la necessità di sottrarre il commento musicale alla retorica illustrativa, per trasfigurarlo in una tessitura sonora molto attenta alla psicologia musicale (e alla psicoacustica) che produca nell’ascoltatore non un sentimento “generico” di allusione ma un impatto anche “fisico”, scavalcando la fase di ascolto acquiescente per un ascolto “diretto e vissuto” che mi piace pensare atavico, dotato e portatore di una forza primordiale.
... - Non già musica per l’immagine, ma musica nell'immagine cercando di piegare gli strumenti che solitamente utilizzo - il pianoforte e l’organo – verso un dualismo ontologico tra percussione e respiro, rispettivamente tellurico e (meta)fisico. Non un commento musicale ma una cocreazione (mi si perdoni l’abusato termine) e soprattutto ri-creazione che si rinnova ad ogni proiezione, essendo la performance l’habitat ideale per la Composizione Istantanea Transpersonale. La figura francescana, celebrata quest’anno nell’800° della dipartita del Santo, e tutta la sua galassia sono così restituite dall’archetipo della pellicola in bianco e nero, magia metaspettrale che suggerisce nella tavolozza dei colori mancanti una cromo(e crono)visione per ogni tempo vista la sua “intemporaneità”. “Frate Sole” è stato eseguito per la prima volta nel 2019 ad Amman, Giordania, commissionato dal Terra Sancta Organ Festival, e portato in tour successivamente in Europa, America e Asia. Link alle due versioni per pianoforte e organo.
Mario Mariani - Frate Sole – versione pianoforte
https://youtu.be/DWA4fQQI8zs?si=a42mDYfqgO03Tskf
Mario Mariani - Frate Sole – versione organo
https://youtu.be/DWA4fQQI8zs?si=r6bp_s1udxfbON0-
Mario Mariani, pianista e compositore, collabora con importanti enti e committenti tra i quali Biennale di Venezia, (con le due sigle del Festival del Cinema), Teatri Stabili (Piccolo di Milano, FVG, Stabile Marche), Ambasciate e Istituti di Cultura all'Estero e prestigiose istituzioni internazionali (Teatro Nacional de Costa Rica, Costa Rica Film Festival, UCR ,UNA, Filarmonica Skopje, Acropolis Cartago) con concerti in 4 continenti. Scrive le colonne sonore per tutti i film di Vittorio Moroni e di Matteo Pellegrini. Premio Novaracinefestival per Sotto il mio giardino di Andrea Lodovichetti (2008). Ha sonorizzato centinaia di film risalenti al periodo del “cinema muto” tra cui i principali lavori dei maestri del Cinema (Lang, Griffith, Melies, Chaplin, Keaton, Pastrone, Falena, ecc.) oltre a riedizioni di lavori considerati perduti, spesso invitato da festival internazionali (Costa Rica Film Festival , Valencia Film Festival e molti altri). All'attività artistica alterna conferenze, workshop e progetti speciali ed inclusivi come Francesco Povero (su San Francesco per la regia di Pietro Conversano con la Comunità di San Patrignano nel 2015) e Frammenti di vita canti e libertà (con il Carcere di Opera nel 2017) entrambi eseguti al Teatro Piccolo di Milano. Suoi CD per piano solo: “Utopiano” (2010); “Elementalea” (2012); "The Soundtrack Variations" 2017); "The Rossini Variations" (2018); “V.I.T.R.I.O.L.” (2020); “Nocturnalea” (2022); “Spiritual Muzack” (2023). www.mariomariani.com








