
Silvano Panunzio- e la
- Conservazione Rivoluzionaria
- Un’opera essenziale del pensatore cattolico
- rec. di
- Giovanni Sessa
- Tra le opere, assai numerose, di Silvano Panunzio, un ruolo davvero dirimente, al fine della comprensione del suo iter intellettuale e spirituale, è rappresentato da, La Conservazione Rivoluzionaria, uscita in prima edizione nel 1996. Il libro è tornato da poco nelle librerie per i tipi di Iduna Edizioni con il titolo, Metapolitica 3. La Roma eterna e la nuova Gerusalemme. La Conservazione Rivoluzionaria (per ordini: associazione.iduna@gmail.com). L’ottima curatela la si deve ad Aldo La Fata, l’introduzione, organica e contestualizzante, porta la firma di Roberto Russano. Panunzio, quando scrisse queste pagine, era quasi ottantenne e aveva ormai acquisito contezza di non poter portare a termine il grande progetto editoriale del, Corso sacro di Dottrina dello Spirito, annunciato nel 1975. Era, tra l’altro, impegnato nella direzione della rivista «Metapolitica», che gli sottraeva tempo ed energie. A parere di chi scrive, La Conservazione Rivoluzionaria, è davvero testo di rilievo, una sintesi chiara e compiuta della visione del mondo del pensatore ferrarese.
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- Il libro è strutturato in due grandi quadri tematici: il quadro anteriore: «È dedicato a un’analisi delle vicende politiche e ideologiche del […] secolo breve» (p. 13). In esso, l’autore fa sostanzialmente i conti con il fascismo e con il mondo culturale da cui sortì l’ideologia del regime; nel quadro ulteriore, al centro dell’analisi è posta quella che Panunzio considerava: «L’imminente svolta metapolitica del Duemila» (p. 13). L’esegesi svolta nella prima parte, lo ricorda Russano, è imperniata attorno alla critica del volume di Marcello Veneziani del 1987, La Rivoluzione Conservatrice in Italia. Nelle sue pagine, l’intellettuale pugliese ricostruiva gli assunti di fondo dell’ideologia italiana, inserendola di fatto nel contenitore, per molti tratti eterogeneo, della Konservative Revolutoin tedesca. Per il pensatore di Ferrara tale accostamento risulterebbe fuorviante, in quanto i due contesti storici, italiano e tedesco, mostrerebbero a ben vedere, tratti differenti. Richiama, così, esplicitamente il contributo fornito in tema dal padre, il filosofo del diritto e della politica Sergio Panunzio, che aveva definito il fascismo una Conservazione Rivoluzionaria. Questa, per dirla con Primo Siena, che fu vicino a Silvano: «costituiva la rettificazione sacrale e romana della “Rivoluzione Conservatrice” di matrice teutonica, dove il senso del sacro restava purtroppo oscurato o addirittura capovolto» (p. 19).
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- La prospettiva panunziana, infatti, legge la tradizione cattolica come imprescindibile. Etimologicamente, “cattolico” significa “universale” e, come tale, comprende l’:«immenso patrimonio della Tradizione universale» (p. 22). Il quadro ulteriore chiarisce al meglio tale affermazione apodittica. Qui, Panunzio: «morfologo della storia si coniuga e si completa con quello profetico, apocalittico ed escatologico» (p. 19). Con la caduta del comunismo, prevista dal nostro autore con largo anticipo, nel mondo si affermava, agli esordi del secolo XXI, il capitalismo della dismisura globalizzante, il capitalismo cognitivo e computazionale etrodiretto dalle forze criptopolitiche. Si annunciava, pertanto, il falso mito della fine della storia suffragato dal domino del pensiero unico, dall’ideologia gender e dalla cultura woke. L’unica istituzione atta a svolgere un ruolo katechontico nel confronti del neo-liberismo dissolvente ogni identità è, per Panunzio, la Chiesa cattolica: «una realtà autenticamente rivoluzionaria-conservatrice […] in grado di dare linfa vitale al proprio patrimonio tradizionale, adattandolo al corso della storia senza intaccare la sostanza trascendente» (p. 20).
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- In tale contesto, il Nostro pare apprezzare, a parere di chi scrive inopinatamente, la teologia della liberazione, giungendo ad anticipare alcune tematiche del pontificato di Papa Francesco, in linea con la tradizione gesuitica. La visione di Panunzio è sostanziata da riferimenti profetici afferenti alla tradizione mariana e micaelita, alla luce della quale lo scontro in atto tra sovversione e conservazione rivoluzionaria vedrebbe in campo, da una pare i sostenitori degli aspetti deteriori della tradizione vetero testamentaria e, dall’altro, gli autentici interpreti di quella neo testamentaria. Egli: «vede approssimarsi la fine del presente ciclo storico entro la prima metà del XXI secolo» (p. 21). È certo di vivere in un’età escatologica ed apocalittica che, a breve, avrebbe conosciuto la “fine di un mondo” e, profeticamente, allude al Nuovo Evo che, a essa, avrebbe fatto seguito. La sua descrizione della nuova età pare sintonica a quanto statuito, a proposito della “società della decrescita”, da Serge Latouche. Solo la sobrietà di vita e spirito può, a suo dire, consentire il ritorno alla: «ripartizione funzionale delle società tradizionali» (p. 24). Consiglia, a quanti vogliano “resistere” alla dissoluzione in atto, cinque disposizioni fondamentali: 1) pregare; 2) operare; 3) dedicarsi allo studio; 4) darsi una disciplina; 5) sacrificarsi. Tali disposizioni devono essere sostanziate da umiltà.
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- Chi scrive è alieno da qualsivoglia storicismo, dalle escatologie progressive e regressive, solo apparentemente diverse tra loro, quindi si colloca in orizzonti culturali altri rispetto a quelli presentati da Panunzio in queste pagine. Nonostante ciò, per la sua complessità, originalità e organicità, l’opera di Panunzio merita considerazione.
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- Oggi, compito essenziale della cultura non-conforme, è quello di ri-pensare la Conservazione Rivoluzionaria, alla luce della realtà dell’info-sfera nella quale viviamo. Allo scopo, ci pare necessario porsi oltre le visioni apocalittiche e salvifiche, ma anche oltre l’accettazione acritica del presente. Occorre tornare a guardare, con altri occhi, alla vita nuda, nella prospettiva che da tempo ci ostiniamo a definire lógos physikós.
Silvano Panunzio, Metapolitica 3. La Roma eterna e la nuova Gerusalemme, a cura di Aldo La Fata, introduzione di Roberto Russano, Iduna, pp. 227, euro 20,00.








