
"Colloqui su un sentiero di campagna"- Un’opera fondamentale di
- Heidegger
- rec. di
- Giovanni Sessa
- La filosofia di Martin Heidegger è estremamente complessa. Alle vive cose della sua proposta teoretica, per molti tratti prossima alla visione rivoluzionaria-conservatrice, è possibile avvicinarsi da “accessi” diversi. Resta il fatto che, il tema centrale tanto della cosiddetta prima fase del suo pensiero, quanto di quella successiva alla “Svolta”, deve essere individuato nel tentativo di oltrepassare la metafisica, il suo linguaggio, la sua strumentazione logica, essenzialmente imperniata sul principio d’identità. Un testo fondamentale, atto ad agevolare il lettore nella comprensione di un pensiero così articolato e denso, è stato da poco pubblicato nella nostra lingua. Si tratta di, Colloqui su un sentiero di campagna (1944-1945), nelle librerie per Mimesis. Il volume uscì in Germania nel 1995 a cura di Ingrid Schüßler. L’edizione italiana è stata curata da Adriano Fabris che, assieme ad Antonia Pellegrino, ha tradotto i tre colloqui raccolti nella silloge.
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- Il colloquio è un rapporto linguistico, ricorda Fabris nella Premessa: «nel corso del quale i parlanti scoprono […] di essere coinvolti in un cammino comune» (p. 7). Nelle intenzioni di Heidegger, il colloquio dovrebbe possedere possibilità altre rispetto a quelle dal dialogo, perfino rispetto a quello platonico, in quanto nel dialogare, espressione verbale centrata sul primato del lógos: «c’è sempre qualcosa che viene espressamente voluto da coloro che vi partecipano» (p. 7) e che, per tale motivo, resta modalità linguistica subordinata alla dimensione del volere.
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- Da ciò si evincono le intenzioni del filosofo tedesco in queste pagine, mirate a lasciarsi alle spalle il linguaggio della metafisica per giungere a un nuovo incontro con la physis. Il problema è da individuarsi, almeno a parere di chi scrive, nel fatto che anche il colloquio è incapace di tale superamento. Solo la dimensione autenticamente con-versazionale del dire, improvvisante e spontanea (Romano Gasparotti), è atta a testimoniare nella parola la realtà originaria e “porosa” (Spinoza) della physis-mixis. Da tale asserzione è possibile rilevare come il superamento della metafisica di Heidegger si serva, in realtà, ancora di categorie e strumenti metafisici (Löwith, Chassard).
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- I tre colloqui raccolti in questo volume, seguiti da un Glossario heideggeriano e dalla postfazione della curatrice dell’edizione tedesca, furono composti tra il 1944 e il 1945, anni drammatici della storia europea. Il pensatore aveva pensato, data la crucialità che attribuiva a questi testi, di proseguirli a muovere dalle conclusioni cui, in essi, era pervenuto. Tale progetto, si badi, non fu portato a termine. L’ultimo terzo del primo colloquio, Άγχιβασιη, “che conduce nella vicinanza”, è già stato pubblicato in italiano. Il lettore può ora leggerlo nella sua integralità. Gli altri due, Incontro tra l’insegnante e il custode della Torre e Colloquio serale in un campo di prigionia in Russia, sono inediti nella nostra lingua. Il colloquio come forma linguistica, in ogni caso, incrina: «il pensiero abituale della scienza e della quotidianità, con le sue conseguenze distruttive, che addirittura annientano l’essenza dell’uomo» (p. 265), determinando lo “spaesamento” moderno. Il colloquiare si sviluppa, nei tre casi, tra un saggio, cui appartiene la capacità di “mostrare”, di “alludere”, e uno o due deuteragonisti, che pensano attraverso le categorie rappresentative proprie del logo-centrismo. In tutti e tre i colloqui viene messa a tema un’“altra” essenza del pensare, essi invitano ad aprirsi a un’“altra” modalità di filosofare, non più centrata sulla dicotomia soggetto-oggetto.
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- Nel primo colloquio, basato sul confronto tra un saggio (Heidegger), un erudito e uno scienziato, si mette in chiaro in qual modo gli ultimi due possano giungere a condividere le posizioni del primo. Il colloquio pensante, infatti, “conduce nella vicinanza”: si tratta di un pensare proveniente dall’“abbandono”, termine esperito dal filosofo tedesco, non secondo il suo abituale significato, ma nel senso suggerito da Meister Eckhart. Un senso connotato da due tratti essenziali: «il desistere dal volere e, di conseguenza, il lasciarsi coinvolgere e l’accettazione», scrive Schüßler (p. 266). Mentre nel mistico renano è la volontà divina a cui bisogna abbandonarsi, in Heidegger si fa riferimento alla “radura” dell’essere: «spazio di manifestazione del divino» (p. 266). Il non-volere, in tal modo, diviene strumento per una effettiva trasformazione dell’essenza del pensare.
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- Il secondo colloquio, di contro, intrattiene il lettore sullo stupore, sul senso del thauma, della meraviglia, condizione esistenziale altra da quella indotta dal carattere oggettivante, reificante, proprio del pensiero moderno, che riduce la physis a mera res extensa. Heidegger mette in gioco l’essenza dell’uomo di fronte all’apertura dell’essere, imprescindibile per favorire, in una visione di storia aperta, l’“Altro Inizio” della Kultur.
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- Il terzo colloquio è ambientato in un campo di prigionia russo, nel quale Heidegger cercava col pensiero i propri figli, dispersi durante il Secondo conflitto mondiale. Un giovane prigioniero si confronta con uno più anziano trasferendogli la propria esperienza di pensiero come qualcosa di benefico nei confronti della devastazione prodotta dalla guerra, esito del Ge-stell, l’Impianto della tecno-scienza.
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- Colloqui su un sentiero di campagna è libro importante. Chiariscegli aspetti più rilevanti del tentativo filosofico di Heidegger. Dalle sue pagine è possibile evincere come il filosofo di Essere e tempo, nel suo iter teoretico, abbia pensato l’Esser-ci, come subordinato all’Essere. Di contro, ci pare sempre più urgente, un pensiero atto a restituire, grecamente, all’uomo e alla natura, la loro centralità, oltre qualsivoglia dualismo metafisico. Una filo-sofia capace di rigettare il primato degli universali e dei concetti e che, con Leopardi e il pensiero italiano, abbia contezza che la phantasia è termine ad quem cui guardare, oltre le astrazioni delle logiche binarie.
Martin Heidegger, Colloqui su un sentiero di campagna (1944/45), Mimesis, a cura di A. Fabris, postfazione di I. Schüßler, pp. 284, euro 22,00.







