
"Heidegger e il pensiero dell’essere"- Un saggio di
- Pierre Chassard
- rec. di
- Giovanni Sessa
- Pierre Chassard (1926-2016) è stato un intellettuale di primo piano, autore di un numero considerevole di saggi, noto in Italia per il suo, La religione dei diritti dell’uomo. Considerazioni critiche. Collaborò, inoltre, con la rivista «Nouvelle Ecole». Il suo pensiero è immanentista e sovrumanista. Tale posizione emerge, in tutta evidenza, dalle pagine del suo ultimo lavoro pubblicato nella nostra lingua, nelle librerie per i tipi di Moira, nella traduzione di Stefano Vaj: “Heidegger e il pensiero dell’essere. Una critica nietzschiana”. Il volume è impreziosito dalla prefazione di Giovanni Damiano che evidenzia, a beneficio del lettore, gli innegabili meriti esegetici del lavoro di Chassard, ma anche alcuni suoi limiti.
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- Lo studioso francese mostra, innanzitutto, una conoscenza profonda dell’opera di Heidegger. Si sofferma, con acribia filologica, tanto sui testi heideggeriani del primo periodo, sia su quelli successivi alla “Svolta”. L’intento dell’autore è, come rileva Damiano, mostrare, che la filosofia del tedesco: «...sarebbe un’ontologia ancora tutta interna alla metafisica, specificatamente di tipo platonico-cristiano […] una cripto-teologia» (p. 7), per dirla con Nietzsche. La filosofia del pensatore di Röcken, come esplicitato dal sottotitolo, rappresenta di contro, la testimonianza di un pensiero che seppe guardare davvero alla vita nuda, indicando in modalità aurorale al pensiero moderno una reale via di superamento dei dualismi prodotti dalla metafisica classica e dal logocentrismo.
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- Chi scrive è stato segnato dalla lettura dei Saggi su Heidegger di Karl Löwith e, quindi, non può che condividere l’assunto di fondo da cui muove Chassard. Anche a nostro giudizio, il percorso heideggeriano è connotato dal ricorso al lógos astratto, che ha indotto il grande filosofo tedesco, non solo ad imbrigliare la propria ontologia nei dualismi essere/nulla, essenza/esistenza, ma a pensare per concetti. La sua ossessione per l’Essere è l’ossessione per un universale, che finisce per tacitare il thauma, da cui è sorta l’interrogazione filosofica. Tale “meraviglia tragica” sorge di fronte alla singolarità di ogni ex-sistere, in faccia al misterium che essa custodisce, esposti come siamo alla dynamis, alla dimensione del possibile, mai completamente tacitata dall’“attualizzarsi” (in senso aristotelico) di ogni vita. L’ontologia di Heidegger si traduce in una nuova henologia, come ben chiarisce, in molti plessi di questo libro, Chassard, centrata su un lavoro paziente e complesso di “scorticamento” del linguaggio filosofico-metafisico della tradizione europea. Un tentativo questo che, se da un lato, mostra la grandezza della speculazione heideggeriana, dall’altro ne ha segnato il fallimento, il suo, come notò nell’introduzione ai Contributi alla filosofia Franco Volpi, ricadere su se stessa.
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- L’intero iter di Heidegger è centrato su opposizioni radicali: Essere/esserci, autentico/inautentico, Evento/temporalità. L’astrattezza concettuale che lo connota ha impedito al tedesco, almeno in alcuni luoghi della sua sterminata e stimolante opera, di pensare in termini di concretezza il possibile nuovo inizio della storia. Anche l’Heimat anelata diviene, nel contesto henologico, un universale: il nuovo possibile radicamento, almeno alla luce di certa scolastica da cui l’opera del tedesco andrebbe liberata, risulta senza patria, senza tradizione.
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- In Essere e tempo, nota Chassard: «Heidegger […] arricchisce la metafisica con categorie proprie dell’ente umano» (p. 76). La ricerca della fatticità, del senso dell’essere del da-sein, è implicata nel pensiero metafisico, è subordinata al senso generale dell’Essere: «l’esser-ci, esistenzialmente pre-occupato, e certamente più che un semplice “esser-al-mondo” formale, non può che introdurvi una nota particolare, interamente superficiale e tinta di affettività» (p 77). Per Chassard, Heidegger si pone, nelle pagine dell’opera ricordata, in continuità con la metafisica della soggettività, in sequela di Cartesio (stante la lezione di Moretti, a parere di chi scrive, anche in Nietzsche risulta, in parte, rilevabile tale continuità).
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- La Cura viene in tal modo ridotta: «...a una semplice disposizione vuota e formale, anteriore a ogni comportamento» (p. 80), a ogni scelta concreta. Apprezzabile nell’analisi dello studioso francese è l’accostamento dell’Essere del tedesco al “Dio senza nome” di Eckhart: «...posto sotto il segno del “nulla”, inteso come Ni-ente e non come mero nihil negativum» (p. 8). Ciò indusse il filosofo dell’Essere a cogliere il tratto inaugurale del Sacro, quale elemento che precede il divino e ne permette il dispiegarsi, il farsi mondo, physis. Detto ciò, con il prefatore conveniamo nel sottolineare che Chassard, attento alla lezione di Nietzsche, avrebbe comunque dovuto leggere in termini positivi e non negativi come si evince dalle pagine di Heidegger e il pensiero dell’essere, la valorizzazione heideggeriana dell’origine greca messa in scena dai Sapienti. Questi ebbero contezza che l’origine: «...è sempre impura e imperfetta […] per nulla sottratta al divenire e alle peripezie della storia, che […] ne sono parte essenziale e ineliminabile» (p. 9).
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- Il libro di Chassard è, quindi, per certi tratti illuminante, mentre, per altri, risulta connotato da eccesiva vis polemica. Riteniamo che, per poter leggere convenientemente Heidegger, e lo stesso volume di Chassad, sia necessario far riferimento agli interpreti italiani del tedesco, non ultimo Ernesto Grassi. Questi, nel volume Potenza della fantasia, comprese che per recuperare la physis quale luogo dell’origine, sarebbe stato dirimente porsi oltre il domino esclusivo del lógos e guardare alla fantasia. L’origine è, a suo dire, enunciabile, “raccontabile” (Hans Blumenberg). Il linguaggio fantastico, quale pre-requisito del lógos e suo terminus ad quem, è atto ad assecondare l’immediatezza della vita nuda, a rilevarne il tratto metamorfico, ludico, mai normabile, il misterium vitae, in cui universale e individuale si dicono ambiguamente in uno.
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- Lo seppe Andrea Emo, filosofo inascoltato, il quale ha scritto che l’approccio fantastico al reale (che non ha a che fare con la fantasticheria, altra cosa che reperta Zolla) è risolutivo rispetto ai problemi della logica dicotomica ed escludente, rilevabili in Heidegger. Un’origine, quella tematizzata da certo pensiero italiano, che implica il rischio, un’origine nient’affatto salvifica e armonicista.
Pierre Chassard, "Heidegger e il pensiero dell’essere. Una critica nietzschiana", prefazione di Giovanni Damiano, traduzione di Stefano Vaj, Moira Edizioni, pp. 173, euro 15,60.








