
La vita culturale dell’America moderna- di
- Knut Hamsun
- rec. di
- Giovanni Sessa
Il norvegese Knut Hamsun (1859-1952) è uno degli scrittori più grandi della fine dell’Ottocento e della prima metà del Novecento. Nel 1920 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura e i suoi libri colpirono profondamente lettori e critica, tanto da essere ampiamente discussi. Memorabili risultano, in particolare, i romanzi dal tratto autobiografico, Pan e Fame. Dal primo emerge prepotentemente la fascinazione per la natura selvaggia del grande Nord, che il giovane Hamsun subì durante il suo soggiorno in una cittadina collocata oltre il Circolo Polare Artico, lavorando quale bracciante nella Norvegia settentrionale; nel secondo, di contro, lo scrittore, che durante il Secondo conflitto mondiale fu vicino al nazionalsocialismo, trascrisse la drammatica esistenza che condusse in Danimarca, nella città Christiania, tentando di sopravvivere avendo, quale unica compagna di vita, la fame.- ...
- In tale circostanza, il giovane narratore scoprì il tratto fantasmatico della vita urbana e moderna. Hamsun fu, fin dagli esordi, intellettuale antimoderno. Fu essenzialmente uno spirito libero e solitario che guardava la vita con gli occhi di un contadino contemplativo e nostalgico. Tali caratteri esistenziali sono una costante nella produzione letteraria del grande norvegese. Lo conferma la recente pubblicazione, per Bietti editore, del suo, La vita culturale dell’America moderna, uscito in prima edizione nel 1889, un anno prima di Fame, quale sviluppo di un paio di conferenze tenute presso il Circolo Studentesco di Copenaghen.
- ...
- Il volume, preceduto dalla prefazione contestualizzante di Tore Hamsun, presenta la significativa e attualizzante postfazione di Eduardo Zarelli e le Appendici, Cielo oscuro e Festina lente. Il testo è articolato in cinque capitoli: in essi l’autore si confronta con i diversi aspetti della vita intellettuale americana, dalla letteratura alla arte figurativa, dall’arte drammatica agli effetti prodotti dalla visione del mondo americana sulla vita quotidiana. L’indagine ha tratto eminentemente critico e illumina l’essenza escatologica della civilizzazione statunitense. La prosa di queste pagine, se l’opera viene posta a confronto con le ulteriori esperienze letterarie di Hamsun, può risultare cruda, acerba, eccessivamente carica di pathos, ma il libro è comunque godibile. Si tratta pur sempre dell’esordio di un grande scrittore. Il volume fu occasionato dai due soggiorni di Hamsun oltreoceano in periodi diversi, che durarono complessivamente quattro anni: dal febbraio 1882 all’autunno 1884 e dall’autunno 1886 all’estate 1888. Scrive Tore Hamsun: «Vi giunse (negli USA) come un comune emigrante e lottò ogni giorno per sbarcare il lunario, conquistare una posizione tra i compatrioti e mantenere in vita il fuoco del talento letterario che gli bruciava dentro» (p. 15). Il volume è latore, di fatto, di una polemica implicita nei confronti del suo compatriota Bjørson, noto letterato portato in trionfo, durante la sua permanenza negli USA, dai propri connazionali.
- ...
- Entriamo ora nelle vive cose della trattazione di Hamsun. Fin dall’incipit del narrato le intenzioni polemiche di Hamsun nei confronti della vita culturale americana risultano chiare: «La prima cosa che sconvolge il forestiero spossato dal lungo viaggio è il frastuono indemoniato, l’irrequietezza, la vita frenetica per le strade, l’affrettarsi inquieto e precipitoso con cui ci si muove ovunque» (p. 41).
- ...
- Arrivare negli Usa, già alla fine del secolo XIX, implicava l’ingresso nell’officina moderna, avere a che fare con la “mobilitazione totale” di uomini e cose, aver accesso diretto al Ge-stell, all’Impianto della tecno-scienza al servizio della “Forma-Capitale”. Nell’America moderna l’esistenza umana è consumata dall’endiadi lavoro-consumo: «Il cuore degli uomini batte all’impazzata se ricevono un foglietto giallo dal tesoriere della città e corrono a perdifiato per pagare le tasse» (p. 43). La vita individuale, nonostante l’esaltazione formale della libertà, è interamente assorbita da quella dell’Apparato. Tale situazione si accompagna a un esasperato patriottismo, che induce i cittadini a credere di vivere nel miglior mondo possibile, nel regno della libertà. Nella realtà contemporanea ciò ha indotto qualche intellettuale a ipotizzare la “fine della storia”. Essa si sarebbe realizzata politicamente nella democrazia parlamentare e nel “regno della merce” messo in scena dal capitalismo cognitivo. In questo senso, il libro di Hamsun ha tratto profetico. Lo scrittore sostiene che l’autocelebrazione americana, in realtà, è sostanziata da crassa ignoranza: «Lo straniero […] si meraviglierà che questo popolo, tanto innamorato di sé, sappia poco o nulla degli altri» (p. 45). È questo non-sapere a produrre: «la fiducia ingenua e cieca degli americani di poter sconfiggere qualsiasi eventuale nemico» (p. 44), una fiducia mai venuta meno, si pensi a Trump che, ancor oggi, sostiene candidamente di poter riportare all’Età della Pietra i nemici della sua politica.
- ...
- Le espressioni artistiche e letterarie degli americani, sostiene Hamsun, sono infarcite di una semplicistica visione utilitarista della vita e sostenute dalla visione messianica, discendente dal puritanesimo neo-gnostico, che induce questa civilizzazione a voler ridurre a sé, alla propria visione del mondo, gli altri popoli della terra ricorrendo anche all’esportazione “balistica” della democrazia.
- ...
- Si badi, suggerisce Zarelli, se il “male americano” è il nemico con cui battersi, è necessario non pensarlo in termini “assoluti”. L’America ha anima plurale. L’autore della postfazione ricorda, con pertinenza argomentativa, che la cultura americana ha espresso anche un pensiero critico nei confronti della dismisura capitalistica e cita in proposito, tra gli altri, Emerson, Thoreau, Pound e Kerouac. L’atteggiamento esistenziale da recuperare, per contrastare la “Forma-Capitale” è stato ben esemplificato da Hamsun nel saggio, Festina lente, “Affrettati lentamente”. Tale espressione è: «ossimoro della ponderatezza e dell’azione duratura, come il simbolo della tartaruga con la vela usato da Cosimo de’ Medici» (p. 265). Esso implica l’agire in armonia con il flusso naturale delle cose, come insegna il sapere tradizionale.
- ...
- Il volume, La vita culturale dell’America, alla luce di questo suo insegnamento, è di stringente attualità. Rileva la necessità di curare il disordine esistenziale degli uomini del nostro tempo, al fine di ricostruire il tessuto comunitario lacerato dal nosos, la malattia contemporanea della dismisura, di matrice americana.
Knut Hamsun, La vita culturale dell’America moderna, prefazione di Tore Hamsun, postfazione di Eduardo Zarelli, Bietti, pp. 27, euro 20,00.






